Dunant crebbe durante il periodo di risveglio religioso chiamato appunto Risveglio, movimento di ritorno alla pura dottrina della Riforma.
La madre, come in tutte le famiglie della nuova Chiesa risvegliata, ebbe una sua cerchia di famiglie in difficoltà, che visitava portando il conforto della parola e modesti contributi finanziari. Nelle sue visite, Nancy portò con sé il figlio Henry, che imparò, dalla pratica della madre,
l'amore per il prossimo ed il dono di sé, valori che terrà a mente per tutta la sua vita e nelle sue innumerevoli opere umanitarie.

La sua formazione adolescenziale non fu brillante: iscritto al college a dieci anni, a dodici ripeterà la classe e più tardi non terminerà gli studi. La materia in cui si esprimeva pienamente era la religione, cui lo spingeva la sua formazione familiare e comunitaria. Il suo ulteriore bagaglio culturale si basò su letture personali da autodidatta. Henry eccelse soprattutto nell'azione: seguendo la tradizione calvinista della sua famiglia, aderì formalmente al movimento evangelico all'età di 18 anni e si dedicò al tema dell'abolizione della schiavitù. Prima dei venti anni fu membro della Societè D'Aumònes, che gestiva opere di carità. In quegli anni faceva visita alle case di infelici caduti in miseria. La domenica pomeriggio si recava dai detenuti della prigione dell'Eveché, presentando loro, nella cappella del carcere, conversazioni scientifiche, racconti d'avventura e viaggi e soprattutto la Bibbia.

Grazie al sostegno del padre egli iniziò la carriera bancaria e partecipò ad una missione d’affari in alcune colonie francesi del nord d'Africa.
Nel 1856 fondò una società coloniale che due anni più tardi, dopo aver ottenuto una concessione di terreno in Algeria, diventò la Société financière et industrielle des moulins de Mons-Djémila à Saint-Arnaud (l'attuale El Eulma). In collaborazione con il suo socio Henry Nick ottenne l'autorizzazione a costruire un primo mulino. Dei dieci villaggi da costruire ne venne realizzato solo uno ed i coloni immigrati, vivevano in condizione sanitarie insostenibili, tali da esporli ad epidemie di colera e di tifo.

D'altra parte si sviluppò una rete di speculazioni all'ombra dell'organizzazione ginevrina e Dunant si mostrò molto imprudente: installò il più moderno mulino alla cascata sul torrente Deheb, spendendo parecchio per la costruzione di una strada di accesso ed aspettando la concessione francese per risanare il suo investimento. La concessione si rivelò però di soli sette ettari, insufficiente ad ammortizzare le spese. Dunant si ritrovò così più che mai a mal partito, non solo perché non erano previste nuove concessioni, ma anche perché le perdite erano ormai rilevanti. Tentò di costruire una società per azioni che potesse  contenere l'impresa originaria assorbendone i debiti e colse nel 1858 la possibilità di cambiare cittadinanza; Dunant non ebbe vantaggi immediati di questo suo cambio, ma decise di rivolgersi a Parigi direttamente a Napoleone III per sollecitare le concessioni di cui la sua società necessitava per sopravvivere.
Jean Henry Dunant
Un uomo straordinario al servizio dell'umanità
Dunant, discendente da una fervente famiglia calvinista con grande influenza nella società ginevrina, nacque a Ginevra l'8 maggio 1828; fu educato ai valori dell'aiuto nel sociale: il padre era attivo nell'aiuto di orfani, mentre la madre lavorò con i malati e i poveri.

Nel 1859, il 24 giugno, in prossimità di Castiglione delle Siviere, Dunant si trovò suo malgrado ad asistere ad uno dei più sanguinosi e cruenti scontri tra i due eserciti europei più potenti dell'epoca: quello franco-piemontese opposto a quello austriaco, nella battaglia di Solferino e San Martino.

I numeri delle forze impiegate erano impressionanti per l'epoca: 266.000 soldati. A fine battaglia, tra la sera di venerdi 24 e la mattina di sabato 25 giugno, si contarono complessivamente 11.000 morti e oltre 29.000 feriti.
Lapide commemorativa
Dipinti raffiguranti la "Battaglia di Solferino"
Henry Dunant rimarrà per sempre segnato da questa terribile esperienza e dimenticò presto lo scopo del suo viaggio in Italia.
Così scrisse Dunant:
[...] Il   sole   del   25   illuminò   uno   degli   spettacoli   i   più spaventevoli che si possano presentare all’imaginazione. [...] Quante agonie e quanti patimenti duranti le giornate del 25, del 26 e del 27! Le ferite invelenite dal calore e dalla   polve   e   dalla   mancanza   d’acqua   e   di   cure,   sono divenute   più   dolorose;   esalazioni   mefitiche   viziano l’aria, ad onta degli sforzi lodevoli dell’Intendenza per far   tenere   in   buono   stato   i   locali   trasformati   in ambulanze,  e l’insufficienza  del numero  degli ajutanti, degli   infermieri   e   degli   inservienti   si   fa   sentire crudelmente,   poichè   i   convogli   avviati   a   Castiglione continuano  a versarvi,  di quarto d’ora  in quarto  d’ora, nuovi     contingenti     di     feriti. [...] Quantunque   ogni   casa   sia   divenuta   un   infermeria,   e ogni famiglia abbia abbastanza a fare nel dar cura agliufficiali che raccolse, io era però riuscito dalla domenica di   mattina,   a   riunire   un   certo   numero   di   donne   del popolo, le quali secondano meglio che ponno gli sforzi che   si   fanno   per   recar   soccorso   ai   feriti;   non   trattasi infatti nè di amputazioni,  nè di alcun’altra operazione,ma   convien   dar   a   mangiare   e   anzitutto   a   bere   a   della gente   che   muore   letteralmente   di   fame   e   di   sete;   poi convien   bendare   le   loro   piaghe,   e   lavare   que’   corpi sanguinosi, coperti di fango e di pidocchiume, e convien far tutto ciò in mezzo ad esalazioni fetide e nauseanti, tra lamenti ed urla di dolore, e in un’atmosfera cocente e corrotta. [...] Un nucleo di volontari si è bentosto formato, e le   donne   lombarde   corrono   da   quelli   che   gridano   più forte   senz’essere   forse   sempre   quelli   che   più   sono   a commiserare; io m’impiego ad organizzare, meglio che è   possibile,   i   soccorsi   in   quel   quartiere   che   sembra esserne più sprovveduto, adottando particolarmente una delle   chiese   di   Castiglione,   situata   sovra   un’altura   a sinistra   venendo   da   Brescia,   e   chiamata,   io   credo, Chiesa Maggiore. Intorno a cinquecento soldati vi sono stivati, ed avvene un centinajo almeno ancora sovra la paglia davanti alla chiesa e sotto delle tele che furono tese   per   proteggerli   contro   il   sole;   le   donne   che penetrarono   nell’interno,   vanno   dall’uno   all’altro   con vasi   e   gamelloni   ripieni   d’acqua   limpida   che   serve   ad estinguere la sete e umettare le piaghe. Alcune di queste infermiere improvvisate sono belle e graziose fanciulle; la loro dolcezza, la loro bontà, i loro begli occhi pieni di lagrime  e di compassione, e le loro cure così sollecite rialzano un poco il coraggio e il morale degli ammalati.[...] Ma le donne di Castiglione, vedendo che non faccio alcuna distinzione di nazionalità, seguono il mio esempio e testimoniano la stessa benevolenza a tutti questi uomini di origine diversa e che sono per loro tutti ugualmente stranieri. ”Tutti fratelli!”,ripetevano con emozione. Onore a queste donne compassionevoli, a queste fanciulle di Castiglione, nulla le ha disgustate, stancate o scoraggiate, e la loro modesta devozione non ha tenuto conto né di ribrezzo, né di fatiche, né di sacrifici.
Memoriale eretto nel 1959, centenario della battaglia di Solferino,  in ricordo del premio Nobel per la pace Jean Henry Dunant, realizzato con marmi provenienti da ogni parte del mondo, sui quali si trovano i nomi dei paesi aderenti alla Croce Rossa Internazionale
da “Un souvenir de Solferino”, di Henry Dunant, 1859
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Grazie all'osservazione diretta del dramma a cui aveva portato questo conflitto bellico, Henry Dunant ragionò sulla necessità di creare un'organizzazione ben strutturata non influenzata da visioni politiche, religiose o burocratiche che potesse evitare il ripetersi della tragedia di Solferino.

Dal Convegno di Ginevra del 1863 (26-29 ottobre) nacquero le società nazionali di Croce Rossa, la quinta a formarsi fu quella italiana.
Nella 1° Conferenza diplomatica di Ginevra che terminò con la firma della Prima Convenzione di Ginevra (8-22 agosto 1864) fu sancita la neutralità delle strutture e del personale sanitario

Iniziava così una straordinaria avventura, concretizzata dopo alcuni anni in un'opera strutturata d'assistenza, nota in seguito in tutto il mondo come Croce Rossa.

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