Da giovane medico servì militarmente i Borboni rimanendo nell’esercito borbonico fino al 1849. L’esperienza vissuta quale Ufficiale medico contribuì naturalmente a formarlo sia professionalmente che sotto il profilo umano.
I quegli anni l’Italia era attraversata da moti rivoltosi tendenti all’unità della patria; anche i cittadini del Regno delle due Sicilie parteciparono a tali moti, tanto che re Ferdinando II di Borbone per reprimere la rivolta del 1848 nella città di Messina fu costretto a farla bombardare,meritandosi l’appellativo di “ Re Bomba “, dal generale Filangieri che ne ottenne la resa dopo ben quattro giorni di bombardamenti. I violenti scontri che si ebbero tra gli uomini del Filangieri ed i rivoltosi, lasciarono numerosi feriti sul campo di battaglia, allora il generale, costretto dalla penuria dei mezzi e dall’elevato numero di vittime, ordinò che fossero curati solo i soldati Borbonici e lasciati al proprio destino i feriti “ nemici “.

Il Palasciano, però, non seppe tener fede al giuramento d’Ippocrate e curò con la stessa scienza e coscienza sia i feriti borbonici che i rivoltosi ed anche i numerosi civili vittime della feroce ed indiscriminata repressione.
Tale disobbedienza lo portà davanti al Tribunale militare che lo condannò alla fucilazione, pena che venne poi commutata dal Re, in un anno di reclusione.
Dopo la scarcerazione si interessò ancora ai problemi di sanità militare lottando con energia affinché  venisse riconosciuta la neutralità dei feriti di guerra. Caduta la monarchia borbonica, Palasciano potè esporre liberamente le sue idee e, in occasione del Congresso Internazionale dell’Accademia Pontaniana svoltasi a Napoli nell’aprile del 1861, affermò: “ Bisognerebbe che tutte le potenze belligeranti, nella Dichiarazione di Guerra, riconoscessero reciprocamente il principio di neutralità dei combattenti feriti per tutto il tempo della loro cura e che adottassero rispettivamente quello dell’aumento illimitato del personale sanitario durante tutto il tempo della guerra “.
Con questo discorso che ebbe una vasta eco in tutto l’Europa e che, tre anni più tardi, sarà alla base delle Convenzione di Ginevra, Palasciano proclamò per la prima volta, uno e forse il più importante dei principi fondamentali della Croce Rossa di cui egli è giustamente ritenuto il precursore.
Ferdinando Palasciano
Il precursore della Croce Rossa
Ferdinando Antonio Palasciano nacque a Capua ( oggi provincia di Caserta ma al tempo Capoluogo di Provincia  ) il 13 giugno 1815.
La vita scolastica del Palasciano fu brillante, tanto che, compiuti i primi studi presso il Seminario di Capua, all’età di 25 anni aveva già conseguito tre lauree: la prima in Belle Lettere e Filosofia, la seconda in Veterinaria e la terza in Medicina e Chirurgia conferitagli il 27 giugno 1840.
Siete qui:
Fonte Associazione Ferdinando Palasciano
Qualche anno dopo, più precisamente il 15 giugno 1864, si costituisce a Milano  il primo “Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti e ai malati in guerra” ,  ad opera del Comitato Medico Milanese dell’Associazione Medica Italiana, due mesi prima della firma della Convenzione di Ginevra, sotto la presidenza del dottor Cesare Castiglioni. Il Presidente, due mesi dopo la costituzione del Comitato, è chiamato a Ginevra, insieme con altri delegati italiani, per esporre quanto fatto a Milano e i progetti futuri a favore dei feriti e dei malati in guerra.

Infine ,il 
22 agosto 1864: l’Italia sottoscrive la Convenzione di Ginevra.
Croce Rossa Italiana
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